martedì 13 novembre 2007

Brava cittadina

Venerdì scorso, da queste parti, era una bellissima giornata di maestrale, il che significa sostanzialmente una quasi-tempesta, però con il sole. Il mare era grosso, visto da Portovenere (guarda un po', casualmente eravamo di nuovo a Portovenere...) faceva davvero impressione, e tirava un vento pazzesco. Molto bello. Almeno per me. Anzi, il giorno dopo mi pare di aver intravisto anche qualcosa a proposito di una tromba d'aria, sulla civetta del «Secolo XIX» (o «Seccolo», come dicono qui alla «Spèsa»; tra l'altro la civetta del «Seccolo» è una delle mie due sole fonti di informazione ufficiale, insieme con «L'unione sarda» – o «lunionesssàrda» – che, tra i vari link riportati da Google News è, chissà perché, quasi sempre il più informativo. Per tutto il resto mi nutro della cosiddetta «disinformazione in rete», o «controinformazione», che se ci aggiungiamo la tanto attuale «antipolitica» dà un po' l'impressione di stare in un universo parallelo...).
Bene, insomma, non divaghiamo.
Probabilmente è stato quel vento così forte, non so, fatto sta che il giorno dopo, portando fuori Baxà, mi accorgo che all'incrocio vicino casa c'è un segnale stradale sdraiato a terra. Era uno di quei pali metallici, con attaccati tre cartelli che suggerivano con una certa convinzione come non fosse assolutamente il caso, lì, di svoltare a destra, essendo la strada di destra un senso unico, e anche di non andare dritti, essendo quella pure una strada a senso unico. Sabato il palo in questione, con i relativi tre cartelli, era per l'appunto sdraiato a terra sul marciapiede, a un metro dalla sua originaria collocazione verticale.

segnali

Domenica il palo era sempre sdraiato a terra.
Lunedì era ancora sdraiato a terra.
Martedì – oggi – tanto per cambiare era sdraiato a terra.
Non che me ne freghi molto, tanto non ho l'auto e poi lo so che quelli lì son sensi unici. Solo che Baxà è terrorizzata dal segnale stradale coricato, e tutte le volte mi tocca attraversare la strada altrimenti lei si siede e non si muove più.
Poi, poco fa, ero in balcone a fumare (che in casa non si può), e dal balcone si vede l'incrocio in questione. Nel tempo di una sigaretta, più o meno dieci minuti, almeno tre auto hanno cercato di infilarsi con decisione in uno dei due sensi vietati, contromano. Altre auto, in regola, le hanno redarguite a suon di clacson, ovviamente, perché era ora di traffico, ce n'erano tante e andavano piano.
Così mi son detta: «Ma quando si decideranno, i vigili, a tirare su il palo?» Poi mi sono anche detta: «Ma come fanno, i vigili, a sapere che è venuto giù il palo?» In effetti, se nessuno glielo dice non lo sanno, salvo che un vigile passi di lì per caso. Va bene criticare le istituzioni, ma certo che se nessuno collabora anche loro non fanno mica i miracoli.
Allora, finita la sigaretta, sono rientrata e ho dato un colpo di telefono ai Vigili Urbani, ho domandato se lo sapevano già del palo coricato, mi hanno detto di no, gli ho spiegato tutto, dice che provvederanno. Poi la vigilessa al centralino mi ha salutata e ha detto: «E grazie mille per la segnalazione, signora, lei è proprio una brava cittadina».
Dopo il solito attimo di spaesamento che ho quando mi chiamano «signora» (lì per lì ho sempre la sensazione che non si rivolgano a me), ci ho ripensato.
Sì, in effetti mi si può definire una brava cittadina, credo. Purtroppo pago le tasse, non faccio danni (non credo), rispetto le regole, raccolgo le deiezioni del cane (con un certo disgusto per la quantità di sudiciume che di solito c'è tutto intorno alle deiezioni del mio cane) e arrivo perfino a conservare in tasca i mozziconi delle mie sigarette finché non trovo un cestino dei rifiuti, per non buttarli per strada perché non sono biodegradabili.
Però poi uno pensa anche a questo Paese, ma magari pensa anche a questo mondo, e gli viene il dubbio che essere un bravo cittadino, forse, non sia una cosa tanto lusinghiera. In effetti, ripensandoci, alla fine mi sono anche un po' vergognata.

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